STORIA
DEGLI ITALIANI
PER
CESARE CANTÙ
EDIZIONE POPOLARE
RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
TOMO IX.
TORINO
UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE
1876
[1]
Nè idolatri del passato, nè abbagliati dal presente,e confidenti nell’avvenire, seguendo con attenzione esincerità l’evoluzione di quel fatto complesso che sichiama incivilimento, specialmente nel nostro paese, abbiamoveduto dallo sciogliersi dell’impero romano cominciareuno sminuzzamento, che la sovranità restrinseperfino a villaggi e a semplici castelli. Carlo Magno tentòagglomerarli per mezzo della Chiesa e del sistema benefiziario,divenuto poi feudale: e la rinnovazione dell’imperod’Occidente ricollocò il rappresentante e l’elettodei Romani sopra ai baroni conquistatori e ai re stranieri,non già con un dominio a modo degli antichiaugusti, ma con un patronato.
Nella gerarchia di quella società universale che chiamavasicristianità, il solo imperatore possedeva la delegazioneimperiale, fin quando Filippo il Bello di Francia,nell’intento di contrariare la Chiesa, pretese regnareper grazia di Dio. I baroni, investiti del suolo e dellasovranità territoriale, prestavano omaggio al caposignore,del resto operavano indipendenti; e tali si reseropure i vescovi e le città, fosse allo scopo di garantirele antiche consuetudini, fosse per usufruire le franchigiefeudali.
[2]
Tale sistema si svolse ne’ secoli, che, anche dopotanti studj, malissimo sono conosciuti, sì per le menzognedi quei che in essi vogliono osteggiare il presente o ribramareun passato irremeabile; sì per la frivolezza deimanovali della letteratura che, superbamente drappeggiandosine’ pregiudizj, sentenziano ad aneddoti edepigrammi; sì per la reale difficoltà d’intendere, nellaregolarità impersonale delle odierne società, quei tempidi piena indipendenza personale, quando di leggi tenevanoluogo le consuetudini locali, la promessa, l’omaggio,in una graduazione dove ciascuno obbediva soltantoal superiore immediato, secondo convenzioni stipulate.
La libertà non era però un diritto, sibbene un privilegio,e mancava di rappresentanti e d’un tutoreuniversale. Ogni terra aveva un signore diretto e unsignore utile: ma non v’erano sudditi nel senso odierno,cioè accomunati di leggi, d’amministrazione, di giustizia;ciascun feudo, ciascuna comunità, ciascuna classe,ciascun’arte regolandosi con particolari statuti. E principie Comuni cercarono forza col sottomettere i vicinidisgregati ed emuli; donde le guerricciuole che si deploranocome fratricidj, e che erano sforzi verso unapacificazione sociale meglio sistemata. Non che respinto,l’imperatore era venerato qual rappresentante della giustizia;consideravasi libertà il dipendere da lui, anzichèda baroni; città imperiale, privilegio imperiale, equivalevaa libero[1].
[3]
Unico potere centrale, e per orig